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domenica 17 gennaio 2010

alieni: ipotesi di collaborazione

Eccola là, non ho fatto in tempo a cliccare sul pulsantino "pubblica post" al termine del post precedente, alieni, che già mi sono resa conto di quanto affrettata sia stata la mia presa di posizione e il tono assolutista con il quale ho scartato ogni forma di ipotetica collaborazione con essi.
Cavolo, è proprio vero che nella vita non si può mai dire.
Stavo rispondendo ad alcuni commenti al link di "alieni" su facebook quando, improvvisamente, si è fatta strada nella mia mente un'ipotesi prima del tutto inesplorata, che ha divaricato orizzonti inimmaginabili di collaborazioni, amicizie e, perché no, affetti con i signori alieni.

E se gli alieni fossero pecorelle?

Tutti i miei cari sanno dell'innata passione che nutro per le principesse degli ovini - e spero che la frase precedente non comporti che ora finiranno sul mio blog tutti gli sporcaccioni che cercano su google siti porno a base di ipotetiche "pecorelle"...Nel caso, però, in cui qualcuno dei suddetti sporcaccioni si trovasse a passare da queste parti e avesse anche nozioni di scambismo, potrebbe avere la gentilezza di togliermi la curiosità dicendomi come si mangia nei locali di scambisti? Che tipo di cibo servono, se solo stuzzichini etc?! Grazie in anticipo - e capiscono che nell'improbabile (per quanto non impossibile) ipotesi che gli alieni siano in realtà delle pecorelle, allora tutto cambierebbe, e il mio atteggiamento nei confronti di questi adorabili battuffolini bianchi e profumati - stooooop! Guai a chi dice che le pecorelle puzzano. Siete solo dei cinici. - sarebbe di ben altro tenore. Fidatevi, lettori extraterrestri: la mia dispozione d'animo non sarebbe quella ostile e chiusa delineata nel post "alieni", ma sarebbe una felice apertura, ansia di vedervi, condividere con voi le esperienze dei nostri pianeti natali e commentare, che ne so, il clima degli ultimi mesi, il fatto che le mimose siano già fiorite a gennaio, il vostro fienopopoli locale con la conseguente inchiesta zoccoletti puliti e la fastidiosa ingerenza di quei fanatici degli agnelli sacrificali (supportati, ne sono certa, dai movimenti economico-religiosi che fanno capo ad essi) nella politica della vostra comunità; dico sul serio, avreste tutta la mia disponibilità, miei cari, dolci, affezionati amici alieni-pecorelle.

Ah, un secondo, però. Intendo che gli alieni dovrebbero essere pecorelle sul serio, non alieni-lupo maschierati da pecore solo per il gusto di ingannarmi e farmi cadere nelle loro trappole. Insomma, non vorrei trovarmi un giorno, mentre pascolo felice per prati fioriti con le mie nuove amiche, a dover soccorrere una di esse per una ferita e trovarmi dinnanzi una zampetta tagliata da cui gocciola sangue...verde. Scoprendo poi che tutta la fisiologia della mia presunta amica è in realtà sballata e che dentro quei candidi boccoli si cela la malizia aliena. Già lo so che a quel punto la creatura ferita si volterebbe di scatto verso di me e, al posto del musetto ovino, mi apparirebbe davanti la solita, fottuta faccia degli alieni di signs, verde e un po' lampeggiante, che mi guarda con occhi rossi. In tal caso si tornerebbe alla situazione del post precedente, io morirei di crepacuore etc, e quindi sarebbe stato tutto inutile sia per me che per voi, signori alieni. Inganno fallito.

L'ipotesi che sto vagliando, e che mi rende possibilista riguardo ad un futuro di relazioni aliene, è quella in cui essi non sono altro che pecorelle vere e proprie, come le conosciamo noi, con tutti i loro pregi - molti - e difetti - pochi.
Se questa fosse la realtà, allora sì che si potrebbero creare felici storie di amicizie, di collaborazioni, di aperitivi insieme dopo il lavoro per fare quattro chiacchiere e spettegolare un po'; potremmo passare qualche rilassata domenica pomeriggio fuori porta, loro a pascolare spensierate mentre io leggo un bel libro e mi beo del loro belare - pure il fonosimbolismo: ecco quanta poesia mi ispirano le pecorelle - e potremmo partecipare insieme a qualche sagra di paese, provando a vincere all'albero della cuccagna i resti di qualche loro sorella tramutata in cibo; potrebbero venire tutte insieme chez ginger a mangiare la pizza tesone e potrebbero essere a loro volta amiche di ginger, laura, francesco, luisa, perché chi vuole bene a me deve amare anche le mie amiche pecorelle-alieni.

Insomma, mai dire mai.

In definitiva, cari amici alieni, permettetemi di correggere il tiro del post precedente e dichiararmi favorevole ad accogliervi e a cooperare con voi SE E SOLO SE non siete altro che bellissime pecorelle, sviluppatevi e cresciute in un pianeta straniero per oscuri giochi della genetica e della statistica e arrivate sulla terra per riconciliarvi con le vostre cugine.
In ogni altra ipotesi vi rimando alle istruzioni illustrate nel post precedente.

(una che non sarà mai) vostra,

silvia

martedì 12 gennaio 2010

alieni

Chi mi conosce lo sa: il mio grande cruccio sono gli alieni.
Che ci posso fare, mi stanno antipatici e mi fanno paura.
Per carità, il giudizio - nella sua estrema infondatezza e vanità - è del tutto effimero e personale, ma è tremendamente radicato in me e non posso esimermi dall'esprimerlo.
Ciò che più mi turba, in realtà, è che gli alieni mi rapiscano a scopi di studio. Mi scoccerebbe un sacco. Porca la miseria, uno fa tanto per costruirsi una vita gradevole, interessante, densa di rapporti umani stimolanti e appaganti e poi - tac! - arrivano gli alieni, ti rapiscono e tutto finisce. (Tra l'altro, cari amici alieni, sappiate che se mi rapite fate una cosa due volte stupida: uno perché non ho alcuna intenzione di collaborare: sebbene capisca in profondità la vostra curiosità scientifica e la nobiltà, da un certo punto di vista, della vostra causa, il disappunto per il rapimento mi renderebbe davvero impercorribile una qualunque forma di cooperazione; due: tempo che mi rapite sono morta di crepacuore alla vostra vista, perciò l'unica funzione a cui potrei esservi utile è uno studio sull'anatomia umana. Già qualcosa, direte voi, ma secondo me il gioco non vale la candela.)

La mia posizione nei confronti degli alieni, comunque, non è stata sempre questa. Fino a qualche anno fa non mi preoccupavo troppo della vita extraterrestre e delle ripercussioni che questa poteva avere su di noi. Vivevo felice e spensierata e pensavo solo ai terrestri.
I miei rapporti con gli alieni si sono incrinati nell'estate del 2003, mentre ero al cunchele per riposare dopo la laurea e per preparare l'esame di dottorato. Meteorologicamente quella è stata l'estate più calda che si ricordi: a roma non era possibile sopravvivere, e anche su ad asiago il caldo era veramente forte, tanto che la notte si dormiva male e si sudava molto.
Proprio durante una di queste notti disturbate ho cominciato a sognarmi gli alieni: erano incubi davvero brutti, e mi svegliavo spesso di soprassalto col batticuore, senza riuscire a riprendere sonno per lo spavento. Ricordo ancora il primo sogno: ero nella casa a roma di silvia - la mia amichetta di terni (nonché cameriera di ronnie) che allora viveva lì- e ad un certo punto era chiaro che gli alieni stavano arrivando con intenzioni non pacifiche; noi non so che cosa facevamo, forse uscivamo sul terrazzo - stupide, così quelli ci potevano afferrare ancora meglio coi loro raggi traenti e trasportarci sull'astronave! - e poi ci mettevamo a parlare con la vicina del piano di sotto (personaggio di pura provenienza onirica: può anche darsi che silvia abitasse al primo piano). Il sogno finiva con noi che preparavamo la valigia o uno zainetto: probabilmente avevamo deciso di ottimizzare la situazione e volevamo quantomeno partire per il pianeta degli alieni preparate. Una vera signora si distingue soprattutto durante i rapimenti alieni.
A quel primo incubo ne sono seguiti altri durante i giorni successivi, tutti popolati da quei cavolo di alieni bianchicci (a quel tempo erano bianchi, mentre ora me li figuro verdi) e un po' bassetti, e ho passato un paio di settimane di grandissima agitazione notturna. Sarà stato lo stress per il dottorato, chissà.

Altra origine dei miei dispiaceri extraterrestri: il film "signs", con mel gibson, dove l'arrivo degli alieni è preannunciato dalla comparsa di strani simboli nei campi di grano.
Quegli alieni mi colpirono così tanto e mi fecero così paura che la loro morfologia - umanoidi di colore verde - e soprattutto il loro linguaggio (una specie di ticchettio, per me irriproducibile, che il mio affezionato amico francesco mi ripete in continuazione per appesantire le mie già pesanti preoccupazioni al riguardo), hanno preso il posto degli alieni bassi e bianchi dei primi incubi, ed ora per me l'istanza dell'alieno è proprio quella: una specie di umanoide alto e bitorzoluto, di colore verde, che parla a ticchettii.

Ho riflettuto molto su questa paura. Ovviamente è una risposta del tutto irrazionale in cui la mia mente incanala agitazioni, preoccupazioni e disagi che inevitabilmente popolano le nostre testoline, e ogni qual volta provi a razionalizzarla assaporo con un certo divertimento le peculiarità di questa mia scelta inconsapevole. Nel processo di razionalizzazione mi dico che, sebbene sia abbastanza convinta - attraverso un ragionamento puramente statistico - che la vita extraterrestre esista (anche se a tal proposito sarebbe necessaria una lunga riflessione sulla definizione di "vita"), credo che, qualora i nostri coinquilini sviluppassero una tecnologia e, soprattutto, una spinta conoscitiva tale da potere/volere esplorare lo spazio ed essere in grado di raggiungerci, allora sarebbero in grado di comprendere che ad ottimizzare il loro risultato sarebbe sicuramente una pacifica cooperazione con gli umani, al fine di stabilire un piano di studio reciproco che possa permettere un arricchimento culturale ad entrambe le specie.
Inoltre - sempre nell'ottica della massimizzazione del risultato - credo che gli alieni avrebbero il buon gusto di annunciarsi: potrebbero contattare, che so!, l'ONU, la CIA o qualunque altro organo sovranazionale o nazionale che possa fornire loro una adeguata interfaccia con la popolazione terrestre e, soprattutto, organizzare una ben strutturata cerimonia di benvenuto. Insomma, non mi interessa se vogliano venire per un mese, per anni, se vogliano cooperare e arricchirci culturalmente o approfittare di noi: l'importante è che si annuncino. Soprattutto non vorrei che venisse loro in mente di presentarsi un giorno a casa mia e chiedermi di mediare per loro con i terrestri: NO NO E POI NO. Io non voglio essere vostra intemediaria, signori alieni; non mi interessa la fama e l'appagamento intellettuale che questo comporterebbe, rinuncio ad ogni tipo di informazione diretta - mi accontenterò di quelle manovrate e reimpastate dei giornali - perciò non contate su di me. Anche perché morirei di crepacuore appena mi trovassi davanti uno di voi.
La statistica mi conforta, in fondo: perché dovrebbero scegliere proprio me?
A tal proposito ale mi prendeva sempre in giro dicendo che secondo lui invece mi dovevo proprio preoccupare perché con buona probabilità gli alieni sarebbero stati attratti da me dato che ho la pecorella, e questa li avrebbe senz'altro incuriositi.

Chiudo con una felice considerazione sull'azione terapeutica che ha la scrittura. Dopo la stesura e la pubblicazione di questo post mi sento enormemente più tranquilla, e non solo perché la confessione e l'esternazione dei propri timori è sempre il primo passo verso la loro risoluzione, ma perché, da un punto di vista meramente pratico, penso che il giorno che gli alieni decidessero di rapire qualcuno si documenterebbero prima sullo sciagurato, studiandone azioni, abitudini e idee, e dunque, nel mio caso, si imbatterebbero nel mio blog e i loro sette occhi cadrebbero senz'altro sul post che ho dedicato loro, il cui contenuto li scoraggerebbe dallo scegliere me per i loro pur nobili studi.

Altra riflessione di conforto. Ma chi ha detto che se gli alieni venissero sul pianeta terra si interesserebbero prima di tutto alla specie umana? Siamo ancora così vittima del nostro sfrenato antropocentrismo? Magari questi archivierebbero la nostra specie come robaccia da quattro soldi, troppo implume e debole per essere interessante, e concentrerebbero la loro attenzione, che so, sui coccodrilli, sui tacchini o sui rinoceronti. Insomma, su una qualunque altra specie...eccetto i piccioni. I piccioni no. Quello mi farebbe proprio girare le scatole.

Tic tic tic tic!